Le aree protette in Sicilia, allo stato attuale
sono rappresentate da tre parchi regionali, dell'Etna, dei Nebrodi
e delle Madonie e da circa ottanta Riserve Naturali.
La verità, a parte i tre parchi,
soprattutto quello dell'Etna e qualche Riserva Naturale per
i quali le conoscenze faunistiche sono discretamente soddisfacenti,
il resto delle aree protette o da proteggere del territorio
siciliano sono scarsamente conosciute, soprattutto dal punto
di vista faunistico.
Sinora per tale area geografica sono
state segnalate poco più di
tredicimila taxa animali di cui il contingente di gran lunga
più elevato è rappresentato dai vertebrati (96,4%),
e dagli insetti con oltre 10 mila specie (81,08%).
Ciò premesso, appare opportuno potenziare le ricerche
faunistiche all'interno delle aree protette siciliane ed il titolo
proposto da questa tesi, evidenzia lo scopo principale della
ricerca che è stato quello di intraprendere uno studio
di natura faunistica nell'area del fiume Imera in territorio
di Caltanissetta, nota all'opinione pubblica per l'importantissima
area archeologica di Sabucina, Capodarso e Gibil Gabbib, è meritevole
di attenzione anche per le straordinarie risorse naturali, storiche
e socio economiche.
La diffusa antropizzazione dell'area
in esame, ha provocato nel corso dei tempi la scomparsa di
specie animali particolarmente significative; tuttavia, proprio
a causa dell'antica antropizzazione, si assiste oggi, ad una
integrazione tra fauna rimasta e ambiente antropizzato che
assume caratteri di straordinarietà.
Ho intrapreso lo studio sul popolamento
a Coleotteri nella “Riserva
Naturale Orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale”,
in particolare sono stati da me indagati gli ambienti ripariali
del Fiume Imera, e i dati ottenuti mi hanno consentito di evidenziare
la composizione quantitativa del suddetto popolamento, di puntualizzare
l'ecologia e la fenonologia delle singole specie e di farne l'analisi
biogeografica.
I Coleotteri sono Insetti olometaboli,
sia terrestri che acquatici, con dimensioni che variano da
diversi centimetri a pochi millimetri e costituiscono, tra
gli insetti, l'ordine più ricco di
specie.
Il nome di questo ordine deriva dal greco: coleos =
astuccio e pteron = ala ed indica chiaramente
la più notevole caratteristica comune a tutti gli insetti
appartenenti a quest'ordine; infatti le ali anteriori (dette
elitre) trasformate in una specie di astuccio sono fortemente
sclerificate e hanno funzione protettiva. I Coleotteri costituiscono
importantissimi anelli della catena alimentare di molti ambienti:
basti pensare alla demolizione del materiale legnoso delle foreste
che molti di questi operano.
Lo studio si è avvalso di raccolte eseguite da Aprile
2002 fino ad Aprile 2003. si è analizzata la presenza
degli insetti Coleotteri nel territorio in esame mediante campionamenti
in stazioni predeterminate. Le stazioni campionate sono state
venti dislocate in parte lungo le sponde del fiume e lungo un
transetto che sale lungo i fianchi dei monti Capodarso e Sabucina.
I metodi di cattura utilizzati sono stati: raccolta diretta
sotto pietre o altri ripari, setacciatura dello strato superficiale
del terreno, e l'utilizzo di trappole a caduta.
Il materiale esaminato comprende complessivamente 1242 esemplari
appartenenti a 54 specie e a 23 famiglie.
La determinazione del materiale si è basata su caratteri
morfologici esterni, l'analisi faunistica è stata realizzata
indicando per ogni specie: l'autore e l'anno della descrizione,
l'elenco del materiale esaminato, la geonemia, la distribuzione
in Italia, le note ecologiche e biologiche.
Dai dati desunti dalla mia raccolta,
ho potuto delineare anche se in maniera preliminare, poiché ulteriori
raccolte, accresceranno il numero delle specie presenti in
quest'area, un quadro che permette di farci un'idea sulla composizione
faunistica coleotterologica e sul suo significato biogeografico.
In conclusione i mutamenti climatici che interessano il Quaternario,
sono di fondamentale importanza in quanto hanno delineato la
configurazione di questa fauna nel suo insieme, anche l'uomo
indirettamente ha condizionato e modificato il paesaggio vegetale.
In particolare in quest'area, prima
che venisse istituita la riserva, l'uomo ha modificato l'ambiente
naturale, con l'estensione delle aree coltivate con il disboscamento
e gli incendi. Ecco perché il mantenimento, la conservazione
e la tutela del territorio devono rappresentare un impegno
concreto per la salvaguardia della biodiversità. |